2025 e Outlook 2026

PwC Global & Italian M&A trends

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Il mercato M&A mostra segnali di ripresa nel 2025, trainato dai mega‑deal e dall’intelligenza artificiale, che sta ridisegnando strategie, investimenti e criteri valutativi. In Italia cresce il numero di operazioni annunciate, con Financial Services in forte espansione, ma calano quelle chiuse.

L'AI sta cambiando il mercato: quali impatti sulle attività M&A?

Il mercato M&A globale sta vivendo una fase di stabilità nei volumi e crescita dei mega-deal, tendenza prevista anche per il 2026, che favorirà gli investitori, strategici e i fondi di maggiore dimensione con abbondante liquidità a disposizione.

Tre driver chiave plasmeranno le strategie M&A future: l'AI come acceleratore di cambiamenti strategici trasversali ai settori industriali, un dealmaking sempre più concentrato su pochi mercati e settori chiave, la ripresa macroeconomica, con tassi in calo e abbondante liquidità.

Emanuela Pettenò | Partner e Markets Deals Leader, PwC Italia

L'AI come deal catalyst

L’AI si sta espandendo rapidamente e potrebbe richiedere tra $5 e $8 trilioni di investimenti nei prossimi cinque anni per data center, chip, reti ed energia. Questi investimenti potrebbero ridurre temporaneamente il capitale disponibile per le attività di M&A, dato l’interesse di hyperscaler, governi e fondi verso l’AI. In seguito, però, i guadagni di produttività previsti potrebbero favorire un ciclo di innovazione e accelerare le operazioni di M&A in vari settori.

Le scelte di capital allocation si intensificano nell'era AI

La 29ª Global CEO Survey di PwC rileva che la principale preoccupazione degli executive riguarda la capacità delle proprie aziende di adattarsi all’evoluzione tecnologica, con particolare attenzione all’AI. L'integrazione dell’AI induce i CEO ad adottare decisioni strategiche complesse in materia di allocazione del capitale, portando alla revisione dei portafogli aziendali, al disinvestimento degli asset non-core e alla riallocazione di risorse verso iniziative o business caratterizzati da maggior crescita o redditività.

L'AI sta inoltre influenzando i criteri decisionali nell’ambito delle operazioni di M&A: dall’analisi delle 100 principali operazioni annunciate per il 2025 emerge che circa un terzo delle transazioni considera l’AI elemento chiave della strategia d’investimento, soprattutto nei settori Technology, Manufacturing e Power & Utilities. In questi ambiti, gli investimenti riguardano sia il potenziamento delle competenze, che l’ampliamento della scala d’investimento necessaria a supportare funzioni come cybersecurity, data analytics, piattaforme e infrastrutture correlate.

L'AI diventa centrale per il dealmaking

L'adozione dell'AI è ancora all'inizio, ma già accelera la selezione dei target, la due diligence e l'analisi di scenari. Alcuni investitori la utilizzano per velocizzare e migliorare le decisioni nei comitati d'investimento e dedicano fino al 40% del tempo a valutare se le aziende in portafoglio possano beneficiare o incorrere in rischi significativi con la sua introduzione. Di conseguenza, l'AI-readiness sta diventando un fattore chiave nella valutazione aziendale, superando il semplice requisito di compliance.

Bolla AI o trasformazione strutturale?

L'interesse crescente per l'intelligenza artificiale ha portato molti a chiedersi se ci sia una bolla. Tuttavia, a differenza di quanto accaduto con le aziende dot-com alla fine degli anni '90, oggi gli investimenti nell'AI sono sostenuti da alcuni dei gruppi più grandi, solidi e capitalizzati a livello mondiale, che dispongono delle risorse necessarie per supportare investimenti importanti nelle infrastrutture.

L'AI potrebbe essere la più grande trasformazione tecnologica del secolo, ma richiede notevoli investimenti e cambiamenti strutturali. Ci saranno indubbiamente correzioni lungo il percorso, ma l'impatto su strategie, dinamiche competitive e operazioni di M&A sarà duraturo.

Il mercato M&A globale

(*) I dati 2025 si riferiscono alle informazioni disponibili all’8 gennaio 2026, con una stima addizionale per i dati a livello mondiale sul mese di dicembre 2025, al fine di considerare eventuali ritardi nella comunicazione delle operazioni.  

Nel 2025, le operazioni di M&A a livello mondiale si mantengono su livelli decisamente positivi, anche se la ripresa è irregolare. Il valore complessivo delle transazioni ha registrato un netto aumento (c. 47.000, +36%) grazie soprattutto al ritorno dei mega-deal, mentre il numero di operazioni è rimasto in linea, con una flessione nella prima metà dell’anno compensata da una ripresa nella seconda. Questo scollamento tra valore e volumi suggerisce che sono principalmente le grandi operazioni realizzate da corporate e fondi a sostenere il mercato, mentre le altre fasce restano frenate da gap valutativi, rischi legati all’esecuzione e persistenti incertezze.

Nel corso del 2025 sono state annunciate 111 transazioni a livello globale superiori ai 5 miliardi di dollari, contro le 63 del 2024, anche se si resta lontani dai massimi toccati nel 2021, anno della pandemia. Si contano inoltre circa 500 operazioni tra 1 e 5 miliardi di dollari. Escludendo i mega-deal, il mercato M&A è stabile, caratterizzato da crescente selettività nelle scelte e incertezza in alcuni settori.

Sul piano geografico, nel 2025 gli Stati Uniti hanno rappresentato meno di un quarto dei volumi globali di operazioni annunciate, ma oltre la metà del loro valore aggregato, segno della concentrazione di grandi transazioni, di un mercato dei capitali più maturo e di una maggiore fiducia nell’economia nazionale. Le attività di M&A hanno mostrato segnali di rilancio in mercati come India, Giappone e Medio Oriente e alcuni paesi EMEA.

Le dinamiche settoriali accentuano la polarizzazione, con mega-deal concentrati in pochi settori come Technology (26), Financial Services (13), Industrial Manufacturing (11). Nel 2026, si prevede che il Technology continuerà a dominare per valore, trainato da investimenti in AI e digitale, ma anche Industrial Manufacturing e Health Industries saranno impattati da una forte spinta all’innovazione e alla trasformazione dei modelli operativi.

Il mercato M&A in Italia

In controtendenza rispetto al trend a livello mondiale (volumi stabili e aumento solo a valore), le operazioni M&A italiane annunciate nel 2025, sono in aumento sia a volumi (c. 1.750 operazioni annunciate, +16%) che a valore (+18% includendo anche le operazioni estere con investitore italiano). I volumi sono ancora inferiori rispetto ai livelli record del 2023, ma il controvalore delle operazioni annunciate è superiore, principalmente grazie all’OPA di MPS su Mediobanca.

Le operazioni chiuse sono tuttavia in calo (c. 1.390, -8%) per una concentrazione di operazioni annunciate nel secondo semestre dell’anno che non si sono ancora chiuse (-12% primo semestre, +51% secondo semestre), trend in linea con quello a livello mondiale.

Tutte le industry hanno registrato un aumento di volumi a doppia cifra, escluse Energy & Utilities e Industrial Manufacturing, che sono comunque in ripresa.

Le operazioni sopra i $500m sono stabili (c. 20), con un aumento di quelle superiori a $1 miliardo (da 9 a 12) e outbound (+3).

Le operazioni domestiche e inbound superiori a $1 miliardo includono 2 deal nel settore Financial Services (l’OPA MPS su Mediobanca eBPER/ Banca Popolare di Sondrio), 1 nel settore Energy & Utilities (Ares Alternative / Eni Plenitude, ), e 3 in altri settori (Consumer: Prada/Versace, NewPrinces / Carrefour Italia, Industrial: Leonardo/Iveco Defense Vehicles,).

Le operazioni Outbound superiori a $1 miliardo includono le acquisizioni annunciate da Snam (Energy & Utilities) e MFE (Technology, Media & Telecommunications) in Germania, Ferrero in US (Consumer), Generali in Francia (Financial Services), Prysmian in US e Saipem in UK (Industrial).

Gli ultimi due anni sono stati caratterizzati da un’ondata di M&A nel settore Financial Services, che ha avuto impatto eccezionale sul controvalore delle operazioni. Escludendo il comparto Financial Services,  le operazioni italiane e outbound annunciate nel 2025 sono in aumento del 15% a volume, ma in calo del 23% a valore.

Nel comparto Health Industries, il più dinamico escludendo il settore Financial Services, le operazioni più significative sono state l’acquisizione di Sifi da parte di Faes Farma SA, del business Orladeyo di Byocrist Inc da parte di Neopharmed Gentili, del 40% di Kos SpA da parte del Gruppo CIR, del 27% di American Heart of Poland SA da parte del Gruppo San Donato e di una quota di Genetic SpA da parte di NB Renaissance, con coinvestimento del fondatore, tutte sotto i $500m.

Sul totale delle operazioni per tipologia di investitore, crescono sia quelle sponsorizzate da investitori finanziari che strategici, con un aumento del peso dei finanziari a volume (+3% sul totale operazioni). A valore aumentano solo quelle degli strategici, coinvolti in mega-deal.

Nel 2026, i fattori macroeconomici e geopolitici continueranno a influenzare le attività di M&A. Secondo la 29ª Global CEO Survey di PwC, il 61% dei CEO prevede una crescita del PIL globale nel 2026, in aumento rispetto al 58% dell’anno precedente. Anche i CEO italiani sono ottimisti riguardo all’economia mondiale (62%), mentre solo il 49% crede nella crescita dell’economia italiana.

L’OCSE stima che il PIL globale passerà dal 3,2% nel 2025 al 2,9% nel 2026, con una lieve ripresa nel 2027. Per l’Italia, si prospetta una crescita lenta ma costante: +0,5% nel 2025, +0,6% nel 2026 e +0,7% nel 2027.

La crescita in mercati emergenti come India e Cina dovrebbe rimanere vivace, anche se inferiore ai livelli del 2025. In questo scenario, sostenere una crescita organica diventa sempre più complesso, spingendo i CEO a cercare nuove strategie di creazione di valore. L’M&A è infatti scelto sempre più spesso per acquisire competenze, entrare in mercati ad alta crescita, ampliare l’offerta e accelerare la trasformazione aziendale.

Nonostante i tassi di interesse in calo negli Stati Uniti e in Europa, il costo del debito resta più alto rispetto al passato, ma la maggiore fiducia sulla ripresa dell’economia e ulteriori riduzioni nei tassi sta riducendo i rischi di esecuzione delle transazioni collegati al financing, permettendo di avvicinare le aspettative valutative.

Gli investimenti crescenti nell’intelligenza artificiale soprattutto negli Stati Uniti potrebbero far salire il costo del capitale nel breve, soprattutto se i rendimenti saranno disomogenei, ma favorire incrementi di produttività nel medio termine.

Le condizioni di finanziamento sono eterogenee ma favoriscono operazioni grandi e complesse; il private credit offre soluzioni flessibili che facilitano l’accesso al capitale, accelerando le transazioni. Per corporate e grandi sponsor l’accesso al financing è meno problematico, mentre i player più piccoli affrontano un contesto selettivo e difficile. Alcuni settori richiedono ancora interventi tramite distressed M&A, rifinanziamenti o ristrutturazioni.

L'incertezza geopolitica e le tensioni commerciali rappresentano fattori rilevanti per i dealmaker, soprattutto nei comparti maggiormente esposti alle catene di approvvigionamento globali. Il conflitto in Ucraina, l'instabilità del Medio Oriente, le dispute commerciali internazionali, l'imposizione di dazi e, in tempi più recenti, le misure adottate dagli Stati Uniti nei confronti del Venezuela stanno influenzando sia gli equilibri politici sia le dinamiche del commercio globale e dei mercati delle materie prime.

Secondo la 29ª  Global CEO Survey di PwC, il 20% dei CEO a livello internazionale, e il 22% degli italiani, prevede che la propria azienda sarà fortemente o estremamente esposta ai dazi nel prossimo anno, con un'incidenza particolarmente elevata nelle economie strettamente collegate ai flussi commerciali statunitensi, quali Canada, Cina, Messico e Taiwan.

Parallelamente, l'incremento dei budget destinati alla difesa e alla sicurezza negli Stati Uniti, in Europa e in alcune regioni asiatiche sta modificando le priorità relative all'allocazione del capitale. Questo fenomeno si riflette sulle supply chain, sugli investimenti tecnologici e sull'attività di M&A nei settori correlati alla difesa.

La geopolitica può stimolare operazioni strategiche di M&A, poiché i grandi gruppi industriali stanno rivedendo le proprie supply chain al fine di rafforzare la resilienza, ridurre i rischi di dipendenza e sostenere strategie di localizzazione o nearshoring, privilegiando la sicurezza dell'approvvigionamento rispetto a considerazioni di puro costo ed efficienza.

Raccomandazioni per dealmaker e executive

  • L’allocazione del capitale è fondamentale: l’AI comporta costi incrementali, nuovi processi e cambiamenti strategici; gli investimenti vanno valutati su tempi diversi e in base agli obiettivi.
  • La due diligence sull’AI è ormai indispensabile: bisogna analizzare la strategia dell’azienda target, stimare impatti futuri e verificare capacità operative e gestionali.
  • L’AI sta rivoluzionando mercati e settori; capire dove crea opportunità e rischi è cruciale per differenziare la strategia d’investimento e proteggere il valore nel tempo.
  • In questo contesto, le aziende e i fondi di Private Equity dovrebbero pianificare le attività M&A garantendo adeguata liquidità, flessibilità finanziaria e capacità di gestire anche situazioni di emergenza.

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