Il panorama globale delle operazioni di M&A nei settori dell’energy, utilities and resources nel 2026 sarà influenzato da un nuovo contesto di mercato caratterizzato da innovazione tecnologica, sicurezza energetica e nuove strategie di investimento. In particolare, la rapida espansione dell’intelligenza artificiale e dei data center sta determinando un aumento significativo della domanda di energia elettrica, acqua e materie prime essenziali, ridefinendo le priorità di investimento lungo tutta la filiera dell’energy, utilities and resources. Questo nuovo panorama non appare legato ad una normale fase espansiva del mercato, ma ad un cambiamento strutturale volto a ridefinire il modo in cui gli asset nei diversi settori dell’EU&R vengono valutati, finanziati e compravenduti.
Alla luce di queste dinamiche, nel 2026 l’attività di M&A sarà guidata principalmente da tre fattori: necessità di incrementare la taglia degli investimenti, capacità di generare rapidamente cassa e resilienza della filiera energetica. Gli investitori privilegeranno asset in grado di mettere a disposizione nuova capacità produttiva in tempi rapidi e di generare flussi di cassa prevedibili, con una crescente attenzione alla sicurezza delle catene di approvvigionamento e al mantenimento di un giusto equilibrio tra decarbonizzazione e redditività. L’interesse si concentrerà in particolare su produzione di energia, su asset legati al gas ed al biogas, al GNL e al bio-GNL, su infrastrutture di rete e su materie prime essenziali, con l’obiettivo di sviluppare nuova capacità energetica e infrastrutturale che possa attrarre capitali e sostenere lo sviluppo digitale.
In questo scenario, il capitale privato avrà un ruolo centrale: fondi di private equity e private debt, investitori sovrani ed operatori privati del settore metteranno a disposizione risorse finanziarie per sostenere investimenti nella produzione e distribuzione di energia, oltre che in asset connessi al loro sviluppo digitale. Si rafforzeranno modelli di co-investimento fondati sull’integrazione tra capitale di lungo termine e competenze operative ed industriali.
Se da un lato il mercato M&A si presenta per il 2026 con attese di significativa crescita, dall’altro tale traiettoria resta fortemente esposta all’evoluzione del contesto geopolitico. In particolare, l’escalation del conflitto in Medio Oriente sta inducendo gli investitori a rivedere priorità allocative, timing di esecuzione delle operazioni e piena copertura dei rischi.
Qualora tali tensioni dovessero protrarsi è plausibile attendersi un rallentamento dell’attività M&A, per effetto della risalita dei prezzi energetici, del riaccendersi delle pressioni inflazionistiche e del conseguente irrigidimento delle condizioni di finanziamento. In questo quadro, le operazioni straordinarie nei settori dell’EU&R potrebbero tuttavia mostrare una resilienza relativa superiore rispetto a quella di altri settori, sostenute sia dall’attrattività degli investimenti in asset esposti alla variazione dei prezzi dell’energia, sia dalla crescente strategicità di infrastrutture critiche per la sicurezza degli approvvigionamenti.
Il principale fattore destinato a orientare l’attività di M&A nei settori EU&R nel 2026 è l’incremento strutturale della domanda di energia, sostenuto dalla diffusione dell’intelligenza artificiale e dalla conseguente espansione delle infrastrutture di data center.
In tale contesto, caratterizzato anche da un progressivo allungamento delle tempistiche di sviluppo degli asset legato alla persistenza di vincoli autorizzativi e di interconnessione alla rete, gli operatori stanno privilegiando operazioni che consentano un accesso immediato a fonti energetiche, materie prime essenziali ed infrastrutture critiche. Gli asset già operativi o prossimi all’entrata in esercizio tendono quindi a beneficiare di premi di valutazione rispetto ai progetti greenfield, risultando maggiormente attrattivi in quanto caratterizzati da minor rischio operativo e regolatorio.
Questo insieme di fattori sta contribuendo a ridefinire in modo significativo sia il perimetro degli asset oggetto di acquisizione sia le modalità di strutturazione delle operazioni lungo l’intera catena del valore dei settori EU&R, con un’evoluzione delle strategie di investimento sempre più orientata alla selettività, alla sicurezza degli approvvigionamenti di energia e alla rapidità di messa a valore degli asset nel breve-medio periodo.
La realizzazione di infrastrutture avanzate a supporto dell’IA richiede un impegno di capitale, complessità esecutiva e coordinamento senza precedenti, inducendo gli operatori del settore a privilegiare modelli di collaborazione strutturata e forme di investimento consortili. In questo contesto, la capacità di orchestrare partnership tra fondi di private equity e private debt, investitori sovrani ed operatori privati del settore, emerge come un fattore distintivo per garantire la sostenibilità finanziaria e l’efficacia industriale di progetti caratterizzati da orizzonti di lungo termine e dimensioni significative.
Tale dinamica trova riscontro in alcune delle principali iniziative lanciate nell’ultimo periodo negli Stati Uniti, tra cui si evidenziano il programma Stargate AI Infrastructure, con un impegno complessivo annunciato pari a 500 miliardi di dollari, promosso da OpenAI, Oracle e SoftBank, nonché l’AI Infrastructure Partnership che riunisce, tra gli altri, BlackRock, Global Infrastructure Partners e Microsoft. La convergenza, all’interno di un’unica piattaforma di investimento, di grandi operatori finanziari, fondi sovrani e realtà industriali attive nei settori tecnologico ed energetico riflette una più ampia evoluzione verso modelli di investimento ibridi, in grado di combinare capitali su larga scala ed integrare competenze operative ed industriali.
Si prevede che approcci consortili di questo tipo assumano un ruolo crescente nel corso del 2026, in particolare nelle operazioni di maggiore dimensione e nelle transazioni cross-border che integrano asset energetici, infrastrutture critiche e soluzioni di intelligenza artificiale, consolidandosi come uno dei principali driver dell’attività M&A nei settori dell’EU&R.
Per gli operatori del mercato M&A risulterà quindi fondamentale stabilire con anticipo i framework di governance, contabili, fiscali e di condivisione del rischio per supportare modelli di co-investimento e un’allocazione efficiente delle risorse finanziarie.
In un contesto caratterizzato da un fabbisogno crescente di investimenti infrastrutturali, ulteriormente accentuato dalla diffusione dei data center e delle infrastrutture a supporto dell’intelligenza artificiale, il private debt si configura come uno strumento sempre più rilevante a supporto dell’attività di M&A. Strutture di finanziamento flessibili permettono di colmare gap di capitale laddove i canali tradizionali risultano meno accessibili, facilitando la realizzazione di operazioni su asset complessi o ad elevata intensità di capitale.
Inoltre, il disallineamento tra il valore intrinseco e quello di mercato di alcuni asset, sta generando opportunità, per fondi di private equity ed operatori privati del settore, di delisting, carve-out e disinvestimento, soprattutto nei settori maggiormente esposti ad incertezza regolatoria, revisione dei meccanismi di incentivazione o di pressione sulla redditività di breve periodo.
Pertanto, gli operatori chiamati a valutare tali investimenti dovranno adottare un approccio particolarmente rigoroso nell’analisi degli asset, tenendo conto dei fabbisogni di capex, delle potenziali evoluzioni della struttura dei costi e del profilo di rischio regolatorio, al fine di evitare una sovrastima del valore prospettico nel medio-lungo termine.
Stiamo assistendo nei settori dell'energy, utilities and resources ad un cambiamento strutturale, non semplicemente ciclico. Alla transizione energetica, principale vettore di trasformazione del settore, oggi si è affiancato l’emergente fabbisogno energetico generato dall'intelligenza artificiale e dalla progressiva espansione delle infrastrutture di data center. L’Italia ha le condizioni per affermarsi come un hub europeo ad alto potenziale per lo sviluppo delle infrastrutture energetiche e digitali dedicate all’erogazione dei servizi di AI con l’M&A come leva fondamentale di implementazione
Nel 2025 le operazioni M&A nei settori dell’EU&R a livello globale hanno raggiunto i 564 miliardi di dollari, registrando un incremento del +27% rispetto al 2024, nonostante una lieve contrazione dei volumi (-2%). La crescita del valore è stata sostenuta dall’annuncio di 20 megadeal, superiori ai 5 miliardi di dollari, in forte aumento rispetto ai 6 registrati nel 2024. In particolare, le operazioni di maggiore dimensione hanno interessato ambiti quali generazione elettrica, upstream, distribuzione di gas naturale, infrastrutture midstream e retail.
L’andamento dei volumi presenta dinamiche differenti tra i principali settori. Nel 2025 i processi di consolidamento strategico e le attività di revisione dei portafogli hanno sostenuto una moderata crescita nel numero di operazioni nei settori chemicals e mining and metals, con incrementi rispettivamente del 5% e del 3% su base annua. Al contrario, i settori oil and gas e power and utilities hanno registrato una riduzione dell’attività M&A, pari rispettivamente al 11% e al 7% rispetto all’anno precedente.
La traiettoria resta fortemente esposta all'evoluzione del contesto geopolitico: l'escalation del conflitto in Medio Oriente potrebbe indurre gli investitori, indipendentemente dalle Industries, a rivedere priorità allocative e timing di esecuzione. In questo quadro, i settori energy, utilities and resources potrebbero tuttavia mostrare una maggiore resilienza, sostenuti dalla crescente strategicità delle infrastrutture critiche per la sicurezza degli approvvigionamenti
In termini di valore, la crescita più significativa nel 2025 si è concentrata nei settori power and utilities e chemicals, che hanno registrato un incremento rispettivamente del 57% e del 62%. Il settore mining and metals ha mostrato una crescita più contenuta, pari al 19%, mentre il settore oil and gas ha evidenziato un andamento negativo anche sotto il profilo del valore, con una riduzione dell’12% su base annua.
Con riferimento alla tipologia di operatori, nel 2025 i volumi globali di operazioni hanno registrato una lieve contrazione sia per gli operatori Corporate sia per i fondi di private equity. In controtendenza, il valore delle operazioni ha mostrato un andamento positivo per entrambe le categorie, con un incremento del 22% per le corporate e del 35% per gli investitori di private equity, riflettendo una maggiore focalizzazione su transazioni di dimensioni più elevate.
A livello geografico, le Americhe si confermano il principale contributore al mercato globale. L’area ha rappresentato il 41% del volume complessivo delle operazioni e il 62% del valore totale, concentrando 14 dei 20 megadeal annunciati nel 2025. L’attività è risultata nel complesso stabile nelle Americhe, mentre le regioni Asia Pacific ed Europa‑Medio Oriente‑Africa (EMEA) hanno registrato per entrambe una contrazione dei volumi del 3% su base annua.
In controtendenza con il contesto globale, le operazioni di M&A annunciate nel 2025 nei settori EU&R in Italia hanno registrato un lieve incremento, attestandosi a 132 transazioni, rispetto alle 129 dello stesso periodo del 2024.
La crescita ha interessato la maggior parte dei settori, ad eccezione dell’oil and gas, che ha registrato una contrazione del numero di operazioni, scese da 9 nel 2024 a 7 nel 2025.
Le operazioni condotte da investitori corporate si confermano prevalenti, con 85 transazioni rispetto alle 88 dell’anno precedente, pari al 64% del totale. Questo dato evidenzia la prosecuzione del trend di consolidamento, oramai caratteristico dei settori dell’EU&R. Tra le principali operazioni si segnalano:
La fusione di Saipem, società italiana specializzata in servizi di EPC per l’energia e le infrastrutture, e Subsea7, operatore norvegese attivo nei progetti offshore per il settore energetico, per un valore complessivo delle due società pari a ca. 4,8 miliardi di dollari;
L’acquisizione da parte di SOCAR, società statale azera attiva nel settore oil and gas, di una partecipazione del 99,82% in Italiana Petroli, operatore attivo nella distribuzione e commercializzazione di carburanti e prodotti petroliferi su scala nazionale, per un corrispettivo pari a ca. 2,9 miliardi di dollari;
L’acquisizione da parte di Snam di una partecipazione del 24,99% in Vier Gas Holdings GmbH, distributore di gas naturale tedesco, per un corrispettivo pari a ca. 1,0 miliardo di dollari;
L’acquisizione da parte di Ireti (Gruppo Iren) del restante 40% di Iren Acqua, società già appartenente al Gruppo Iren che gestisce il servizio idrico integrato nella provincia di Genova, a fronte di un corrispettivo pari a ca. 0,7 miliardi di dollari;
L’acquisizione da parte di Plenitude del 100% del capitale sociale di Acea Energia, società attiva nel mercato retail dell’energia elettrica e del gas. Contestualmente, Plenitude ha acquisito una partecipazione del 50% del capitale sociale di Umbria Energy, anch’essa attiva nel mercato retail dell’energia elettrica e del gas. Il corrispettivo complessivo delle due operazioni è stato superiore a ca. 550 milioni di dollari.
Per quanto riguarda l’attività dei fondi di private equity, si è registrata un’accelerazione: 47 operazioni concluse nel 2025, rispetto alle 41 del 2024. Tale dinamica riflette il progressivo miglioramento delle condizioni di finanziamento e una rinnovata propensione degli investitori verso operazioni di maggiore dimensione e complessità, nonché lo sviluppo di opportunità di creazione di valore in ambiti innovativi quali biocarburanti e rinnovabili. Tra le principali operazioni si segnalano:
L’acquisizione da parte del fondo di private equity KKR di una partecipazione del 30% in Enilive, controllata di Eni, che si occupa delle attività per la trasformazione della mobilità, a fronte di un corrispettivo pari a ca. 3,8 miliardi di dollari;
L’acquisizione da parte di Ares Management di una partecipazione del 20% in Plenitude, società controllata dal gruppo Eni che si occupa di produzione di energia e vendita di energia elettrica e gas naturale, per un corrispettivo pari a ca. 2,3 miliardi di dollari;
L’acquisizione da parte di Sixth Street Partners di una partecipazione del 38% in Sorgenia, società attiva nel settore della generazione di energia e della vendita di energia elettrica e gas naturale, per un corrispettivo pari a ca. 926 milioni di dollari;
L’acquisizione del 100% di City Green Light da parte di Igneo Infrastructure Partners, società che gestisce circa un milione di punti luce, detenuta precedentemente dal Fondo Italiano per l’Efficienza Energetica (FIEE) e Marguerite, per un corrispettivo superiore a ca. 750 milioni di dollari.
Deal Volume (#) |
2024 |
2025 |
YoY % |
|---|---|---|---|
| Utilities | 24 | 33 | 38% |
| di cui Corporate | 10 | 26 | 160% |
| di cui PE | 14 | 7 | -50% |
| Renewable energy | 51 | 43 | -16% |
| di cui Corporate | 34 | 30 | -12% |
| di cui PE | 17 | 13 | -24% |
| Total | 75 | 76 | 1% |
Nel 2025, il settore power and utilities si conferma, in coerenza con il trend degli ultimi anni, il più attivo all'interno dei settori dell’EU&R in Italia, con una quota pari al 58% del volume complessivo delle operazioni.
L’elevato numero di operazioni M&A è giustificato dalla forte frammentazione del mercato, sia nel comparto delle Utilities sia in quello delle Renewable Energies, che continua a favorire processi di consolidamento orientati all’ottimizzazione dell’efficienza operativa, alla riduzione dei costi e allo sfruttamento di economie di scala. In tale contesto si inserisce l’operazione di integrazione degli asset di EF Solare da parte di Sorgenia, che rappresenta un chiaro esempio di consolidamento nel mercato delle energie rinnovabili in Italia. L’acquisizione ha consentito un significativo incremento della capacità installata da fonti rinnovabili e il rafforzamento del posizionamento competitivo di Sorgenia, attraverso l’aggregazione di asset complementari. L’operazione è inoltre destinata a generare sinergie industriali e operative, con miglioramenti attesi nella gestione del portafoglio impianti e nella valorizzazione dell’energia prodotta, in linea con le logiche di integrazione e razionalizzazione tipiche del settore.
All’interno del settore power and utilities, il comparto delle renewable energy risulta il più dinamico, con 43 operazioni concluse (pari al 57% del totale), segnando tuttavia un decremento rispetto alle 51 del 2024. Nel comparto delle Utilities si registrano invece 33 operazioni annunciate, in aumento rispetto alle 24 del 2024.
In controtendenza con l’andamento complessivo dei settori EU&R, il settore Power & Utilities registra una significativa contrazione delle operazioni finalizzate da fondi di private equity, che passano da 31 nel 2024 a 20 nel 2025. In particolare, nel comparto delle utilities, le operazioni concluse dai fondi di private equity si riducono da 14 a 7, mentre nel comparto delle renewable energies passano da 17 a 13.
Il mercato italiano continua a richiedere portafogli energetici diversificati per far fronte alla crescente domanda di energia, includendo fonti rinnovabili, sistemi di accumulo e infrastrutture di rete. Le fonti rinnovabili mantengono un trend di espansione della capacità installata, sebbene vincoli normativi e focalizzazione sul secondary trading abbiano determinato una flessione dell’8,2% delle nuove installazioni nel 2025 rispetto al 2024, interrompendo quattro anni consecutivi di crescita. In particolare, la preferenza per l’acquisizione di impianti già in esercizio consente di ridurre l’esposizione al rischio di sviluppo e di incrementare la visibilità sui flussi di cassa, in un contesto caratterizzato da incertezza regolatoria e geopolitica. In tale direzione si colloca l’acquisizione da parte di Ardian Clean Energy Evergreen Fund of France di 117 impianti fotovoltaici operativi da E2E SpA per una potenza complessiva pari a 116 MW.
Nel 2025 si osserva inoltre un’attenzione crescente verso il biometano, che continua ad attrarre investitori industriali e finanziari come leva di decarbonizzazione e diversificazione dei vettori. In tale ambito si inserisce l’acquisizione del 100% di Agriferr da parte di Kuwait Petroleum Italia, indicativa dell’interesse per piattaforme integrate tra filiera agricola e produzione di biogas/biometano. Parallelamente, aumenta l’interesse per il GNL, spinto dalla priorità di sicurezza degli approvvigionamenti e dalla diversificazione delle fonti di approvvigionamento in un quadro geopolitico complesso: in questa cornice si colloca l’incremento della partecipazione di SNAM in OLT Offshore LNG Toscana tramite l’acquisizione del 48,2%, che ha portato a detenere una quota complessiva del 97,3%.
Nell’ambito delle infrastrutture di rete il 2025 ha confermato una tendenza di progressiva concentrazione, con operatori industriali impegnati ad aggregare asset locali per aumentare scala ed efficienza operativa. In tale contesto si inserisce l’acquisizione da parte di Ascopiave del 100% di Società Impianti Metano, operatore attivo nella distribuzione gas, per un corrispettivo pari a ca. 53 milioni di dollari, operazione che riflette una strategia di crescita per linee esterne volta a rafforzare il presidio territoriale e ottimizzare la gestione delle reti. Contestualmente, si è tenuta la gara per la dismissione degli asset riconducibili a 2i Rete Gas, prevista dai rimedi imposti dall’AGCM a Italgas, in relazione dell’operazione di acquisizione di 2i Rete Gas.
Infine, l’energia nucleare sta progressivamente riconquistando rilevanza strategica, con opportunità di partnership e di esposizione selettiva a tecnologie emergenti, come i piccoli reattori modulari. In questo ambito, Enel, Ansaldo Energia e Leonardo hanno costituito Nuclitalia, società dedicata allo studio di tecnologie avanzate e all’analisi delle opportunità di mercato nel settore nucleare, con particolare attenzione ai piccoli reattori modulari.
In termini di outlook, si prevede che l’attività M&A nel settore power and utilities in Italia sia orientata verso operazioni di secondary trading, riequilibrio dei portafogli e acquisizioni mirate in ambiti quali biometano, rinnovabili (impianti solari e BESS), vendita di energia ed efficienza energetica.
In particolare, nel biometano il termine per il completamento degli impianti ammessi agli incentivi definiti dal Decreto Biometano (DM 15 settembre 2022) è stato prorogato al 30 giugno 2028, con un differimento di 24 mesi rispetto alla scadenza originaria. Tale provvedimento è destinato a ridurre il rischio di execution, favorendo una ripresa dell’attività M&A su impianti biogas da convertire a biometano e pipeline di impianti greenfield.
La pubblicazione degli esiti delle aste FER X e MACSE ha contribuito a sbloccare un numero rilevante di progetti che erano stati temporaneamente posti in stand-by in attesa di una maggiore visibilità sul livello di remunerazione regolata. Alla luce di un quadro normativo e tariffario ora più definito, ci si attende un incremento delle opportunità di M&A su progetti che hanno già ottenuto l’assegnazione degli incentivi e che si trovano in una fase avanzata di sviluppo o di finalizzazione delle attività di costruzione, con conseguente riduzione del profilo di rischio e maggiore appetibilità per investitori industriali e finanziari.
Nella vendita di energia, l’ingresso di operatori provenienti da settori adiacenti (es. telecomunicazioni) sta accelerando l’evoluzione verso modelli di offerta multi-servizio. In tale contesto, sono previste sia acquisizioni di capability complementari da parte dei principali operatori del settore — come dimostra l’interesse del gruppo Canarbino per il ramo B2C di Tiscali — sia un ulteriore consolidamento tra retailer di minori dimensioni, chiamati a confrontarsi con modelli di servizio sempre più integrati e omnicanale.
Nell’efficienza energetica, superata la fase di riassestamento post-Superbonus, l’attività M&A tenderà a concentrarsi su operazioni volte a costruire piattaforme con copertura end-to-end della catena del valore.
Le dinamiche di consolidamento continueranno a rappresentare un elemento chiave, in linea con l’esigenza di ottimizzazione degli asset e rafforzamento del posizionamento competitivo.
| Deal Volume (#) | 2024 | 2025 | YoY % |
|---|---|---|---|
| Oil and gas | 9 | 7 | -22% |
| di cui Corporate | 8 | 5 | -38% |
| di cui PE | 1 | 2 | 100% |
Nel 2025, nel settore oil and gas in Italia sono state finalizzate 7 operazioni, a fronte delle 9 concluse nell’anno precedente. Le operazioni concluse da parte di operatori Corporate sono diminuite da 8 a 5, mentre sono state realizzate 2 operazioni da fondi di Private Equity.
In risposta a uno scenario di mercato complesso e in evoluzione, caratterizzato da incertezza macroeconomica, tensioni geopolitiche e crescente attenzione alla sicurezza energetica, le società del settore hanno adottato un approccio sempre più selettivo nelle strategie di investimento.
L’attività M&A del settore oil and gas italiano è stata trainata soprattutto da obiettivi di consolidamento nel downstream e nelle infrastrutture energetiche, con prevalenza di acquisizioni e rafforzamenti di partecipazioni in reti carburanti, fuel distribution, bunkeraggio e asset petroliferi strategici. In questa direzione, oltre all’operazione già citata di SOCAR, si segnala l’acquisizione di EG Italia, attiva nella distribuzione carburanti e proprietaria del brand Esso, da parte di un consorzio di operatori italiani composto da Pad Multienergy, Vega Carburanti, Toil, Dilella Invest e GIAP.
La tendenza al consolidamento ha interessato anche il comparto dei servizi di ingegneria e delle infrastrutture per il settore dell’upstream e midstream dove la necessità di rafforzare la scala operativa e la capacità di competere a livello internazionale ha favorito operazioni di aggregazione di rilevanza significativa. A conferma si è segnala la fusione tra Saipem e Subsea7.
In termini di outlook, l’attività M&A nel settore oil and gas in Italia dovrebbe mantenersi selettiva, influenzata dalla persistente incertezza geopolitica e dalla necessità di rafforzare sicurezza energetica ed efficienza dei portafogli.
| Deal Volume (#) | 2024 | 2025 | YoY % |
|---|---|---|---|
| Mining and metals | 17 | 18 | 6% |
| di cui Corporate | 12 | 10 | -17% |
| di cui PE | 5 | 8 | 60% |
Nel 2025, il settore mining and metals in Italia ha registrato un’attività M&A sostanzialmente stabile, con 18 operazioni concluse rispetto alle 17 del 2024. Le operazioni straordinarie si confermano uno strumento strategico per gli operatori del settore, consentendo un’espansione e un rafforzamento del portafoglio di asset più rapidi ed efficaci rispetto alla crescita organica.
In particolare, l’attività M&A del settore appare trainata principalmente dall’esigenza di rafforzare il controllo lungo la filiera industriale, con una netta prevalenza di operazioni di acquisizione totalitaria o di maggioranza su acciaio, alluminio, lavorazioni non ferrose e semilavorati. Le operazioni concluse sul mercato italiano evidenziano un chiaro orientamento verso asset “downstream” di trasformazione e processing, dove la disponibilità di capacità produttiva e competenze specialistiche rappresenta un fattore critico di competitività. In questo contesto, l’acquisizione di Trafilerie San Paolo da parte di Acciaierie Venete si inserisce in una logica di consolidamento nella lavorazione del filo d’acciaio, rafforzando il presidio su un segmento di semilavorati ad elevata ricorrenza e contribuendo a incrementare il controllo sulla catena di trasformazione. Analogamente, l’acquisizione di DD Aluminium da parte di Italian Drying Group riflette il medesimo razionale sul comparto alluminio, tramite l’ingresso in un operatore focalizzato su profili estrusi, con l’obiettivo di ampliare la base industriale e migliorare il posizionamento su lavorazioni a maggiore specializzazione. Nel complesso, tali operazioni confermano che l’interesse degli acquirenti si concentra meno sul mining upstream e più su asset in grado di abilitare integrazione operativa, continuità delle forniture e rafforzamento del mix di prodotto nei comparti manifatturieri a maggior valore aggiunto.
Un’operazione di partnership rilevante nel settore è quella di Marcegaglia e Manni Group, insieme hanno costituito una joint venture dedicata alla produzione di pannelli coibentati e pannelli per portoni sezionali, dando vita a un nuovo operatore di rilievo nel mercato italiano e al secondo produttore europeo del settore, con una presenza commerciale globale e un fatturato aggregato di ca. 500 milioni.
In questo contesto, il settore siderurgico italiano resta focalizzato sul processo di dismissione di Acciaierie d’Italia, con il proseguimento delle interlocuzioni con potenziali partner industriali internazionali. Tra i soggetti interessati figurano la società di investimento statunitense Flacks Group e il gruppo siderurgico indiano Jindal Steel & Power, nell’ambito di un processo competitivo volto all’individuazione di un partner in grado di supportare il rilancio industriale e la continuità operativa dell’asset.
In termini di outlook si prevede un progressivo aumento dell’attività M&A nel settore, sostenuto da investimenti in asset critici nell’ambito di strategie più ampie volte a rafforzare la resilienza energetica e industriale. È possibile infine aspettarsi che continuino le operazioni di aggregazione nel comparto dei centri di servizio siderurgici, particolarmente rilevanti in Italia.
| Deal Volume (#) | 2024 | 2025 | YoY % |
|---|---|---|---|
| Chemicals | 28 | 31 | 11% |
| di cui Corporate | 18 | 14 | -22% |
| di cui PE | 10 | 17 | 70% |
Nel 2025, il settore chemicals in Italia ha registrato 31 operazioni concluse rispetto alle 28 dell’anno precedente. In particolare, si evidenzia un incremento delle operazioni condotte da fondi di private equity, che passano dalle 10 del 2024 a 17 nel 2025. Parallelamente, le operazioni M&A realizzate da investitori Corporate risultano in diminuzione, passando da 18 a 14.
A conferma del crescente dinamismo dei fondi di Private Equity nel settore, si segnalano alcune operazioni di rilievo. Lone Star Funds ha annunciato l’accordo per l’acquisizione delle business unit Specialty Chemicals e High Performance Polymers di RadiciGroup, società bergamasca controllata da Radicifin, per un corrispettivo di ca. 1,2 miliardi di dollari. Nell’ambito dei biostimolanti, Renaissance Partners e TPG Rise Climate hanno sottoscritto un accordo vincolante per acquisire congiuntamente il controllo di SICIT. Infine, Ardian ha affiancato il management di Sicer, gruppo specializzato in smalti e inchiostri ceramici, nell’operazione di management buy-out attraverso l’ingresso nel capitale con una partecipazione di minoranza.
Tale andamento si inserisce in un contesto di mercato ancora complesso, segnato da pressioni sui margini, volatilità dei costi energetici e delle materie prime, nonché da una domanda finale che continua a mantenersi selettiva. In questo scenario, gli operatori industriali hanno adottato un approccio più prudente e mirato nelle strategie di investimento, mentre i fondi di private equity hanno mostrato un crescente interesse verso asset chimici con elevato potenziale di valorizzazione, specializzazione e consolidamento.
In termini di outlook, si prevede un potenziale incremento delle operazioni M&A nel settore. Tuttavia, le valutazioni di mercato degli asset e la concreta realizzazione delle operazioni restano condizionate da un complesso insieme di fattori geopolitici, tra cui il prezzo delle materie prime, le strategie energetiche e le dinamiche economiche legate alla capacità produttiva.
Nel 2025, il mercato M&A italiano nei settori EU&R ha mostrato resilienza, registrando un numero di operazioni in leggero incremento rispetto al 2024. La dinamica è stata sostenuta principalmente dal settore power and utilities, caratterizzato da operazioni orientate a processi di consolidamento.
Tuttavia, il contesto attuale conferma la costante attività M&A nei settori EU&R, con il 2026 previsto in ulteriore crescita, anche se tale traiettoria rimane esposta al contesto geopolitico.
In conclusione, nel 2025, l’attività di M&A nei settori EU&R, pur in un contesto globale più selettivo e prudente, ha mostrato una buona resilienza, con una lieve contrazione dei volumi a livello mondiale compensata da una significativa crescita del valore delle operazioni ed, in Italia, da un moderato incremento del numero di deal, sostenuto soprattutto dai processi di consolidamento e dal rinnovato dinamismo del private equity.
In termini di outlook, il mercato globale dell’M&A nei settori EU&R sarà influenzato dalla crescente domanda di energia trainata dallo sviluppo dell’intelligenza artificiale e data center. In Italia, tali tendenze dovrebbero riflettersi in una maggiore vivacità dell’attività di M&A nei settori EU&R, con focus su asset infrastrutturali e industriali ad elevata rilevanza strategica, con un crescente coinvolgimento di operatori industriali e investitori finanziari in operazioni di consolidamento, partnership e riequilibrio di portafogli.
Il segmento della vendita di energia in Italia sta attraversando una fase di profonda trasformazione, accelerata dall'ingresso di operatori provenienti da settori adiacenti che porteranno un aumento della pressione competitiva grazie ad offerte integrate multi-servizio ed economie di scala che influenzeranno la marginalità. In questo contesto, il M&A diventerà uno strumento essenziale per acquisire competenze complementari e costruire piattaforme integrate, capaci di garantire una pluralità di servizi, oltre che aumentare la taglia in modo da cogliere sinergie e competere su marginalità più ridotte. È ragionevole attendersi che questo scenario acceleri il consolidamento del segmento, spingendo gli operatori piccoli e medi a valutare aggregazioni o cessioni come leva per garantire continuità e competitività in un mercato che premia sempre più dimensione, integrazione e resilienza della filiera.