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Il mercato M&A globale sta vivendo una fase di stabilità nei volumi e crescita dei mega-deal, tendenza prevista anche per il 2026, che favorirà gli investitori, strategici e i fondi di maggiore dimensione con abbondante liquidità a disposizione.
Tre driver chiave plasmeranno le strategie M&A future: l'AI come acceleratore di cambiamenti strategici trasversali ai settori industriali, un dealmaking sempre più concentrato su pochi mercati e settori chiave, la ripresa macroeconomica, con tassi in calo e abbondante liquidità.
Emanuela Pettenò | Partner e Markets Deals Leader, PwC ItaliaL’AI si sta espandendo rapidamente e potrebbe richiedere tra $5 e $8 trilioni di investimenti nei prossimi cinque anni per data center, chip, reti ed energia. Questi investimenti potrebbero ridurre temporaneamente il capitale disponibile per le attività di M&A, dato l’interesse di hyperscaler, governi e fondi verso l’AI. In seguito, però, i guadagni di produttività previsti potrebbero favorire un ciclo di innovazione e accelerare le operazioni di M&A in vari settori.
La 29ª Global CEO Survey di PwC rileva che la principale preoccupazione degli executive riguarda la capacità delle proprie aziende di adattarsi all’evoluzione tecnologica, con particolare attenzione all’AI. L'integrazione dell’AI induce i CEO ad adottare decisioni strategiche complesse in materia di allocazione del capitale, portando alla revisione dei portafogli aziendali, al disinvestimento degli asset non-core e alla riallocazione di risorse verso iniziative o business caratterizzati da maggior crescita o redditività.
L'AI sta inoltre influenzando i criteri decisionali nell’ambito delle operazioni di M&A: dall’analisi delle 100 principali operazioni annunciate per il 2025 emerge che circa un terzo delle transazioni considera l’AI elemento chiave della strategia d’investimento, soprattutto nei settori Technology, Manufacturing e Power & Utilities. In questi ambiti, gli investimenti riguardano sia il potenziamento delle competenze, che l’ampliamento della scala d’investimento necessaria a supportare funzioni come cybersecurity, data analytics, piattaforme e infrastrutture correlate.
L'adozione dell'AI è ancora all'inizio, ma già accelera la selezione dei target, la due diligence e l'analisi di scenari. Alcuni investitori la utilizzano per velocizzare e migliorare le decisioni nei comitati d'investimento e dedicano fino al 40% del tempo a valutare se le aziende in portafoglio possano beneficiare o incorrere in rischi significativi con la sua introduzione. Di conseguenza, l'AI-readiness sta diventando un fattore chiave nella valutazione aziendale, superando il semplice requisito di compliance.
L'interesse crescente per l'intelligenza artificiale ha portato molti a chiedersi se ci sia una bolla. Tuttavia, a differenza di quanto accaduto con le aziende dot-com alla fine degli anni '90, oggi gli investimenti nell'AI sono sostenuti da alcuni dei gruppi più grandi, solidi e capitalizzati a livello mondiale, che dispongono delle risorse necessarie per supportare investimenti importanti nelle infrastrutture.
L'AI potrebbe essere la più grande trasformazione tecnologica del secolo, ma richiede notevoli investimenti e cambiamenti strutturali. Ci saranno indubbiamente correzioni lungo il percorso, ma l'impatto su strategie, dinamiche competitive e operazioni di M&A sarà duraturo.
(*) I dati 2025 si riferiscono alle informazioni disponibili all’8 gennaio 2026, con una stima addizionale per i dati a livello mondiale sul mese di dicembre 2025, al fine di considerare eventuali ritardi nella comunicazione delle operazioni.
Nel 2025, le operazioni di M&A a livello mondiale si mantengono su livelli decisamente positivi, anche se la ripresa è irregolare. Il valore complessivo delle transazioni ha registrato un netto aumento (c. 47.000, +36%) grazie soprattutto al ritorno dei mega-deal, mentre il numero di operazioni è rimasto in linea, con una flessione nella prima metà dell’anno compensata da una ripresa nella seconda. Questo scollamento tra valore e volumi suggerisce che sono principalmente le grandi operazioni realizzate da corporate e fondi a sostenere il mercato, mentre le altre fasce restano frenate da gap valutativi, rischi legati all’esecuzione e persistenti incertezze.
Nel corso del 2025 sono state annunciate 111 transazioni a livello globale superiori ai 5 miliardi di dollari, contro le 63 del 2024, anche se si resta lontani dai massimi toccati nel 2021, anno della pandemia. Si contano inoltre circa 500 operazioni tra 1 e 5 miliardi di dollari. Escludendo i mega-deal, il mercato M&A è stabile, caratterizzato da crescente selettività nelle scelte e incertezza in alcuni settori.
Sul piano geografico, nel 2025 gli Stati Uniti hanno rappresentato meno di un quarto dei volumi globali di operazioni annunciate, ma oltre la metà del loro valore aggregato, segno della concentrazione di grandi transazioni, di un mercato dei capitali più maturo e di una maggiore fiducia nell’economia nazionale. Le attività di M&A hanno mostrato segnali di rilancio in mercati come India, Giappone e Medio Oriente e alcuni paesi EMEA.
Le dinamiche settoriali accentuano la polarizzazione, con mega-deal concentrati in pochi settori come Technology (26), Financial Services (13), Industrial Manufacturing (11). Nel 2026, si prevede che il Technology continuerà a dominare per valore, trainato da investimenti in AI e digitale, ma anche Industrial Manufacturing e Health Industries saranno impattati da una forte spinta all’innovazione e alla trasformazione dei modelli operativi.
In controtendenza rispetto al trend a livello mondiale (volumi stabili e aumento solo a valore), le operazioni M&A italiane annunciate nel 2025, sono in aumento sia a volumi (c. 1.750 operazioni annunciate, +16%) che a valore (+18% includendo anche le operazioni estere con investitore italiano). I volumi sono ancora inferiori rispetto ai livelli record del 2023, ma il controvalore delle operazioni annunciate è superiore, principalmente grazie all’OPA di MPS su Mediobanca.
Le operazioni chiuse sono tuttavia in calo (c. 1.390, -8%) per una concentrazione di operazioni annunciate nel secondo semestre dell’anno che non si sono ancora chiuse (-12% primo semestre, +51% secondo semestre), trend in linea con quello a livello mondiale.
Tutte le industry hanno registrato un aumento di volumi a doppia cifra, escluse Energy & Utilities e Industrial Manufacturing, che sono comunque in ripresa.
Le operazioni sopra i $500m sono stabili (c. 20), con un aumento di quelle superiori a $1 miliardo (da 9 a 12) e outbound (+3).
Le operazioni domestiche e inbound superiori a $1 miliardo includono 2 deal nel settore Financial Services (l’OPA MPS su Mediobanca eBPER/ Banca Popolare di Sondrio), 1 nel settore Energy & Utilities (Ares Alternative / Eni Plenitude, ), e 3 in altri settori (Consumer: Prada/Versace, NewPrinces / Carrefour Italia, Industrial: Leonardo/Iveco Defense Vehicles,).
Le operazioni Outbound superiori a $1 miliardo includono le acquisizioni annunciate da Snam (Energy & Utilities) e MFE (Technology, Media & Telecommunications) in Germania, Ferrero in US (Consumer), Generali in Francia (Financial Services), Prysmian in US e Saipem in UK (Industrial).
Gli ultimi due anni sono stati caratterizzati da un’ondata di M&A nel settore Financial Services, che ha avuto impatto eccezionale sul controvalore delle operazioni. Escludendo il comparto Financial Services, le operazioni italiane e outbound annunciate nel 2025 sono in aumento del 15% a volume, ma in calo del 23% a valore.
Nel comparto Health Industries, il più dinamico escludendo il settore Financial Services, le operazioni più significative sono state l’acquisizione di Sifi da parte di Faes Farma SA, del business Orladeyo di Byocrist Inc da parte di Neopharmed Gentili, del 40% di Kos SpA da parte del Gruppo CIR, del 27% di American Heart of Poland SA da parte del Gruppo San Donato e di una quota di Genetic SpA da parte di NB Renaissance, con coinvestimento del fondatore, tutte sotto i $500m.
Sul totale delle operazioni per tipologia di investitore, crescono sia quelle sponsorizzate da investitori finanziari che strategici, con un aumento del peso dei finanziari a volume (+3% sul totale operazioni). A valore aumentano solo quelle degli strategici, coinvolti in mega-deal.
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