Outlook 2026

PwC Global & Italian M&A Trends in Automotive

Immagine decorativa per la copertina della pagina M&A mid-year outlook 2025 - Industrial services
  • Report
  • 10 minute read

A livello globale

Nel 2026 le operazioni di M&A nel settore automotive restano selettive. Operiamo in un contesto in cui i produttori di veicoli (Original Equipment Manufacturer, OEM) e i fornitori affrontano sovraccapacità produttiva, vincoli di capitale e la transizione verso veicoli software-defined. Qui, il valore si costruisce sul controllo dell’integrazione tra sistemi e dati. È questa la leva che conta davvero.

Le operazioni straordinarie si orientano sempre più verso partnership industriali e acquisizioni mirate. L’obiettivo è chiaro: diversificare i ricavi attraverso servizi e soluzioni di mobilità digitale e riposizionare i portafogli all’incrocio tra manifattura, tecnologia e servizi. Un passaggio che richiede scelte focalizzate, disciplina finanziaria e una visione integrata del cambiamento.

Transizione strutturale, non in ripresa ciclica

Nel 2026 le operazioni di M&A nel settore automotive riflettono un comparto in trasformazione, più che una ripresa ciclica. Nel 2025 l’attività resta contenuta, con dismissioni mirate e un numero limitato di operazioni di rilievo.

La sovraccapacità a livello globale, la pressione sui margini e una domanda non uniforme continuano a incidere sui bilanci dei produttori di veicoli (Original Equipment Manufacturer, OEM) e dei fornitori. In risposta, osserviamo chiusure di stabilimenti, razionalizzazione degli impianti e cessioni di asset, mentre gli operatori concentrano le scelte sul recupero della flessibilità finanziaria e su una revisione più realistica delle aspettative di rendimento.

Consolidamento selettivo e operazioni capital-light

In questo contesto, il consolidamento e la ridefinizione delle supply chain accelerano in modo selettivo. L'OEM e i fornitori danno priorità a operazioni che supportano l’elettrificazione e le tecnologie software-defined e autonome, evitando al contempo grandi transazioni di scala ad alta intensità di bilancio.

I costruttori continuano a spostarsi verso modelli di innovazione modulari e asset-light. Queste strutture permettono di condividere l’intensità di capitale, il rischio tecnologico e l’esposizione regolatoria, preservando allo stesso tempo la flessibilità strategica. Alcune aziende si muovono a monte sulle materie prime per rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti e gestire la volatilità dei costi. Altre puntano su piattaforme di mobilità digitale e servizi aftermarket, con l’obiettivo di ampliare le fonti di ricavo e contenere il fabbisogno di capitale.

Geopolitica e gap valutativi limitano l'attività

L’incertezza geopolitica e la volatilità delle politiche tariffarie continuano a influenzare il ritmo delle operazioni straordinarie nel settore automotive. Negli Stati Uniti, i disallineamenti valutativi persistenti e la pressione sui bilanci di OEM e fornitori stanno contenendo l’attività. Il capitale finanziario resta selettivo e si orienta dove l’urgenza strategica incontra una logica di investimento chiara, con un’attenzione particolare all’elettrificazione dei veicoli, allo sviluppo di architetture software‑defined e alle piattaforme di guida autonoma.

L’operazione annunciata da Tata Motors per l’acquisizione del business dei veicoli commerciali di Iveco Group, con closing subordinato alla separazione dell’unità difesa, riflette un mercato che privilegia strutture mirate e condizioni ben definite. L’interesse verso l’autonomia rimane presente, anche in un contesto più selettivo. La business combination tra Kodiak Robotics e Ares Acquisition Corp II segnala come le piattaforme di mobilità autonoma scalabili e differenziate continuino ad attrarre attenzione.

In Asia, il riallineamento dei portafogli procede attraverso alleanze e dismissioni cross‑border. In particolare, gli OEM giapponesi stanno riducendo l’esposizione ad asset con performance inferiori alle attese, liberando risorse per finanziare la transizione verso i veicoli elettrici entro soglie di rendimento più rigorose. Allo stesso tempo, la crescente pressione competitiva degli OEM cinesi sta spingendo l’area ASEAN e altri mercati in espansione a rivedere le priorità, puntando su velocità di ingresso, collaborazioni locali e solidità della struttura dei costi.

Per i fornitori, la revisione del portafoglio diventa una scelta necessaria. Molte realtà stanno riducendo l’esposizione alle attività legate ai motori a combustione interna, ricalibrando i piani di investimento nel powertrain e concentrandosi sui veicoli software‑defined. L’autonomia resta un tema di medio‑lungo periodo, ma nel breve la disponibilità limitata di capitale sta già influenzando le dinamiche competitive, favorendo collaborazioni a basso assorbimento di risorse e accordi di condivisione della proprietà intellettuale legati a casi d’uso con ritorni misurabili.

Le supply chain vengono sempre più considerate asset strategici. L’integrazione verticale si estende a monte, verso i materiali, e a valle, verso la connettività, affiancata da joint venture pensate per rispondere ai requisiti di localizzazione e ridurre l’esposizione geopolitica. L’accessibilità economica emerge come vincolo chiave: prezzi elevati e una domanda non uniforme portano a scelte più prudenti su lanci, mix e investimenti. Allo stesso tempo, rendimenti dell’elettrificazione inferiori alle attese stanno portando a un ripensamento nell’allocazione del capitale. Gli attori dell’ecosistema, dal leasing alle assicurazioni fino ai provider di mobilità, si muovono con maggiore rapidità, facendo leva su piattaforme digitali, valore aftermarket e modelli di utilizzo flessibili per restare allineati all’evoluzione dei comportamenti dei clienti.

In Italia

Nel 2026 il mercato automotive italiano si muove in continuità con i trend globali di ristrutturazione e selettività. Gli OEM ricalibrano portafogli e relazioni industriali per sostenere la transizione tecnologica, mentre i fornitori accelerano processi di consolidamento e operazioni di carve‑out in risposta a una pressione competitiva crescente. La distribuzione attraversa una fase di aggregazione intensa, guidata dalla ricerca di maggiore efficienza operativa, dall’adozione di modelli digitali e da una più stretta integrazione lungo la filiera.

Portfolio shaping per gli OEM

Osserviamo come gli OEM attivi in Italia stiano ridefinendo il proprio perimetro strategico, in linea con una transizione strutturale che coinvolge l’intero settore a livello globale. Il focus si sposta con maggiore decisione su elettrificazione, software‑defined vehicles (SDV) e flessibilità finanziaria. In questo contesto, Stellantis adotta un approccio più selettivo agli investimenti, ricalibrando la strategia sui veicoli elettrici e sospendendo iniziative ad alta intensità di capitale, come il progetto delle gigafactory di Automotive Cells Company (ACC). La scelta riflette una rilettura della domanda di veicoli elettrici e la necessità di riallocare risorse verso programmi con ritorni più misurabili e minori vincoli industriali.

Vediamo una dinamica analoga in Volkswagen, che ha avviato un processo di cessione di Italdesign, società di design e ingegneria considerata non centrale rispetto alle priorità su elettrificazione e software. La decisione si inserisce in una tendenza più ampia che porta gli OEM a ristrutturare i portafogli, esternalizzare attività non strategiche e concentrare il capitale su piattaforme tecnologiche e architetture SDV. Nel segmento premium, rileviamo inoltre un rafforzamento del controllo diretto delle reti commerciali nei mercati ritenuti prioritari.

Nel comparto dei veicoli commerciali, l’acquisizione di Iveco da parte di Tata Motors apre alla nascita di un operatore globale di dimensioni rilevanti. L’operazione combina asset con profili industriali complementari e crea le condizioni per una maggiore integrazione della supply chain tra Europa e Asia.

Consolidamento, carve‑out e dinamiche distressed per i supplier

Il comparto dei fornitori italiani rappresenta oggi il segmento più dinamico dell’ecosistema automotive nazionale e si muove in pieno allineamento con il contesto globale. Pressione sui margini, volatilità della domanda e necessità di riposizionarsi rispetto al progressivo declino dei motori a combustione interna stanno accelerando le decisioni strategiche. In questo scenario, prende forma un processo di consolidamento attraverso operazioni di integrazione, spesso guidate da operatori internazionali che acquisiscono aziende italiane per rafforzare competenze chiave nella componentistica per powertrain, veicoli elettrici, elettronica e sistemi idraulici.

I fondi di private equity ampliano la propria presenza con operazioni mirate alla razionalizzazione della supply chain o a carve‑out da gruppi multinazionali che dismettono attività non più centrali, in coerenza con il riposizionamento dei portafogli a livello globale. Parallelamente, l’aumento delle situazioni distressed riflette l’intensificarsi della pressione competitiva e la contrazione dei volumi produttivi, spingendo diverse realtà ad affrontare interventi di ristrutturazione del footprint industriale e del modello operativo.

Nel complesso, il segmento supplier evolve rapidamente. Da un lato emergono operazioni orientate alla tecnologia, in particolare su veicoli elettrici ed elettronica; dall’altro si osservano manovre più difensive, finalizzate all’uscita da business che non generano più ritorni adeguati. Le due dinamiche convivono e descrivono un settore in piena trasformazione, coerente con il reset strutturale in atto a livello internazionale.

Integrazione della value chain per dealer e distributori

Nel retail automotive italiano prosegue un consolidamento di natura strutturale, coerente con le dinamiche osservate nei principali mercati europei. Il settore dei dealer ha raggiunto una fase di maturità e la crescita passa sempre più da acquisizioni mirate ad ampliare la scala operativa, migliorare l’efficienza e rafforzare la capacità di investimento nei servizi digitali, nelle piattaforme omnicanale e nell’integrazione tra vendita, post‑vendita e servizi finanziari.

I principali gruppi italiani, come Intergea e Autotorino, portano avanti percorsi di espansione attraverso l’acquisizione di concessionarie locali e regionali. L’obiettivo è costruire reti multibrand più solide, in grado di sostenere gli investimenti richiesti dalla trasformazione tecnologica del settore e di gestire una maggiore complessità operativa. In parallelo, cresce l’interesse di operatori internazionali, come Europart, per la distribuzione dei ricambi in Italia. La dimensione del mercato e l’invecchiamento del parco circolante rendono l’aftermarket una leva sempre più rilevante di stabilità dei ricavi, in linea con un’evoluzione che osserviamo anche a livello globale.

Le operazioni di M&A nel settore automotive italiano restano selettive e orientate alla ridefinizione del perimetro industriale, con un consolidamento mirato ad accompagnare la transizione tecnologica.

Francesco Papi | Partner | Strategy& Automotive Leader, PwC Italy

Contact us

Francesco Papi

Francesco Papi

Partner | Strategy& Automotive Leader, PwC Italy

Gianpaolo Chimenti

Gianpaolo Chimenti

Partner | Industrials & Services Leader, PwC Italy

Follow us