Alla fine di febbraio, l’inizio di una nuova serie di tensioni geopolitiche in Medio Oriente ha determinato una revisione delle prospettive di crescita economica e delle dinamiche inflazionistiche a livello globale.
I prezzi di petrolio e gas, infatti, hanno registrato dei rialzi significativi: a marzo, il prezzo medio del Brent è cresciuto del +43,9% rispetto alla media di febbraio, mentre il gas è aumentato del 49,6% circa. Se dovesse protrarsi a lungo, l’aumento dei prezzi dell’energia è destinato a tradursi in una forte accelerazione dell’inflazione. Non a caso, le proiezioni più recenti mostrano una revisione significativa al rialzo delle stime inflazionistiche rispetto alle valutazioni precedenti al conflitto.
Negli Stati Uniti, l’inflazione nel 2026 è ora attesa attestarsi al +4,2%, con un incremento di +1,2 punti percentuali (p.p.) rispetto alle previsioni pre-conflitto. Nell’Area euro, l’inflazione prevista sale al +2,6% (+0,7 p.p.), mentre in Cina è attesa al +1,3% (+1,0 p.p.) e in India al +5,1% (+1,7 p.p.). Qualora tali dinamiche venissero confermate, l’aumento dei prezzi avrebbe inevitabili ripercussioni anche sulle prospettive di crescita economica.