29ª Global CEO Survey

Health Industries Italia

Health Industries - 29esima Global CEO Survey
  • Insight
  • 02/07/26

La 29ª Global CEO Survey restituisce un quadro articolato del settore Health Industries, mettendo in luce come i leader del comparto si muovano oggi in un contesto caratterizzato da opportunità di crescita e livelli elevati di incertezza.

A livello globale sono stati intervistati circa 300 CEO del settore, di cui 30 in Italia. I risultati evidenziano una visione complessivamente positiva sul futuro, alimentata da una domanda crescente e da nuove opportunità legate alla tecnologia e ad investimenti in nuovi settori.

Allo stesso tempo, emergono con forza alcune criticità: ritardi nell’adozione dell’intelligenza artificiale, mancanza di competenze chiave e difficoltà organizzative rischiano di rallentare la trasformazione. In questo contesto, il settore è chiamato a un profondo ripensamento dei modelli di business, per restare competitivo in uno scenario in rapida evoluzione.

Priorità 1: Focalizzarsi sulle minacce che possono avere maggior impatto sui risultati​

Le priorità dei CEO del settore Health Industries riflettono la necessità di bilanciare gestione del rischio e trasformazione. Tra le minacce principali indicate dai CEO del settore HI in Italia per il FY26 emergono inflazione, cambiamento tecnologico, carenza di competenze e rischi informatici.

Grafico a barre orizzontali intitolato "Le minacce alle quali i CEO HI temono di essere fortemente o estremamente esposti nel FY26". Il grafico confronta le percentuali di risposte per Italia, Europa Occidentale (Western Europe) e a livello Globale.  I dati sono i seguenti:  Inflazione: Italia: 40% Europa Occidentale: 21% Globale: 27% Cambiamento tecnologico: Italia: 40% Europa Occidentale: 23% Globale: 24% Minor disponibilità di lavoratori con competenze chiave: Italia: 37% Europa Occidentale: 35% Globale: 33% Rischi informatici: Italia: 33% Europa Occidentale: 36% Globale: 34% Volatilità macroeconomica: Italia: 17% Europa Occidentale: 19% Globale: 24% Disuguaglianze sociali: Italia: 17% Europa Occidentale: 8% Globale: 11% Conflitti geopolitici: Italia: 13% Europa Occidentale: 17% Globale: 22% Dazi: Italia: 7% Europa Occidentale: 10% Globale: 13% Cambiamento climatico: Italia: 7% Europa Occidentale: 6% Globale: 7%

Non sorprende dunque che i leader italiani e globali del settore si interroghino sulla propria capacità di evolvere abbastanza velocemente per stare al passo con l’innovazione tecnologica e con le opportunità offerte dall’intelligenza artificiale.

Priorità 2: Sfruttare l'evoluzione tecnologica e le opportunità dell'IA ​

L’intelligenza artificiale è ormai riconosciuta come una leva chiave per il futuro del settore. Tuttavia, i dati mostrano ancora un significativo divario tra ambizione strategica e reale capacità di implementazione.

A livello globale, quasi il 50% delle aziende HI non dispone di una roadmap strutturata per l’adozione dell’IA. Mentre in Italia il livello di implementazione risulta ancora più limitato, sia nei processi interni sia nello sviluppo di nuovi servizi e nel miglioramento dell’esperienza dei pazienti.

Grafico a barre in pila: "In che misura è d'accordo o in disaccordo con le seguenti affermazioni relative all'uso dell'IA nella sua azienda?"  Il grafico confronta i dati di "Global (HI)" e "Western Europe (HI)". Le risposte si dividono in tre categorie: "In disaccordo", "Né d'accordo né in disaccordo" e "In accordo".  Global (HI):  Il nostro ambiente tecnologico consente l'integrazione dell'IA — In disaccordo: 11% | Né d'accordo né in disaccordo: 22% | In accordo: 67% La cultura della nostra azienda favorisce l'adozione dell'IA — In disaccordo: 13% | Né d'accordo né in disaccordo: 21% | In accordo: 66% La nostra azienda ha formalizzato processi di IA responsabile e gestione del rischio — In disaccordo: 29% | Né d'accordo né in disaccordo: 18% | In accordo: 51% La nostra azienda ha una roadmap chiaramente definita per le iniziative di IA — In disaccordo: 25% | Né d'accordo né in disaccordo: 26% | In accordo: 48% La nostra azienda è in grado di attrarre talenti tecnici di alta qualità nel campo dell'IA — In disaccordo: 25% | Né d'accordo né in disaccordo: 33% | In accordo: 41% Il nostro livello di investimento in IA è sufficiente a raggiungere gli obiettivi aziendali in questo ambito — In disaccordo: 35% | Né d'accordo né in disaccordo: 28% | In accordo: 35% Il nostro strumento di IA più utilizzato ha accesso a tutti i nostri documenti e dati — In disaccordo: 53% | Né d'accordo né in disaccordo: 20% | In accordo: 26% Western Europe (HI):  Il nostro ambiente tecnologico consente l'integrazione dell'IA — In disaccordo: 13% | Né d'accordo né in disaccordo: 29% | In accordo: 59% La cultura della nostra azienda favorisce l'adozione dell'IA — In disaccordo: 23% | Né d'accordo né in disaccordo: 26% | In accordo: 51% La nostra azienda ha formalizzato processi di IA responsabile e gestione del rischio — In disaccordo: 31% | Né d'accordo né in disaccordo: 16% | In accordo: 50% La nostra azienda ha una roadmap chiaramente definita per le iniziative di IA — In disaccordo: 34% | Né d'accordo né in disaccordo: 31% | In accordo: 34% La nostra azienda è in grado di attrarre talenti tecnici di alta qualità nel campo dell'IA — In disaccordo: 31% | Né d'accordo né in disaccordo: 29% | In accordo: 37% Il nostro livello di investimento in IA è sufficiente a raggiungere gli obiettivi aziendali in questo ambito — In disaccordo: 47% | Né d'accordo né in disaccordo: 27% | In accordo: 26% Il nostro strumento di IA più utilizzato ha accesso a tutti i nostri documenti e dati — In disaccordo: 59% | Né d'accordo né in disaccordo: 13% | In accordo: 29%

Nonostante una crescente consapevolezza del valore della tecnologia, molte organizzazioni si trovano a operare in un ecosistema non ancora maturo:

  • gli investimenti sono spesso percepiti come insufficienti
  • la capacità di attrarre talenti tecnici rimane limitata
  • i modelli operativi non sempre supportano l’innovazione su larga scala

Priorità 3: Agire su cultura e competenze per accelerare il cambiamento tecnologico​

Uno degli elementi più rilevanti che emerge dalla survey riguarda il ruolo cruciale del capitale umano. La trasformazione tecnologica non può infatti prescindere da competenze adeguate e da una cultura organizzativa orientata al cambiamento.

In Italia, la mancanza di skill rappresenta una delle principali barriere: il 46% dei CEO italiani ritiene che la mancanza di competenze sia il principale ostacolo all’adozione dell’IA, mentre una larga parte dichiara di avere una limitata comprensione dell’impatto dell’innovazione sul proprio settore ed evidenzia un deficit nei processi decisionali basati sui dati.

Questo scenario sottolinea come il capitale umano non sia solo un abilitatore, ma un fattore determinante per garantire crescita sostenibile, performance e capacità di evoluzione nel lungo periodo.

Priorità 4: Ripensare il perimetro competitivo, espandersi in nuovi settori​

Il settore Health sta progressivamente ampliando il proprio perimetro, spingendosi verso nuovi ambiti di mercato e modelli di business ibridi.

In Italia, quasi la metà dei CEO HI dichiara di aver già intrapreso attività in nuovi settori, segno di una crescente apertura verso opportunità esterne al core business tradizionale.

Grafico a barre orizzontali intitolato: “Percentuale di CEO HI che dichiara che la propria azienda ha iniziato a competere in nuovi settori negli ultimi 5 anni”. Il grafico confronta i dati Global (HI) e Italia (HI) per gli anni 2025 e 2026, distinguendo tra risposte “Sì” e “No”.  Global (HI):  Sì: 28% nel 2025, 38% nel 2026 No: 71% nel 2025, 62% nel 2026 Italia (HI):  Sì: 30% nel 2025, 43% nel 2026 No: 67% nel 2025, 57% nel 2026

A livello globale, questa tendenza si traduce in risultati concreti: circa due terzi delle aziende generano una quota significativa dei ricavi da attività sviluppate in ambiti nuovi o adiacenti.

La contaminazione tra settori, pur aumentando la pressione competitiva, rappresenta quindi una leva fondamentale per intercettare nuove fonti di crescita. 

"La contaminazione fra settori diversi, non necessariamente limitrofi, offre opportunità tangibili, ma incide sull’intensità della pressione competitiva e richiede scelte per ripensare i modelli di business tradizionali. Alcune aziende stanno già trasformando strategie e modelli, per competere in un contesto che evolve rapidamente, ma molte altre faticano a tenere il passo soprattutto nella capacità di tradurre l’innovazione tecnologica in cambiamento reale."

Andrea Alessandri | Health Services Leader, PwC Italia

Priorità 5: M&A come leva per abilitare e accelerare il cambiamento​

Per accelerare il cambiamento e colmare rapidamente i gap, in particolare sul fronte tecnologico e delle competenze, le operazioni di M&A si confermano uno strumento centrale.

Nel settore italiano Health Industries emerge una forte propensione alle acquisizioni, con una quota significativa di CEO che prevede operazioni rilevanti nei prossimi anni.

L’M&A consente infatti di:

  • accedere a nuove tecnologie
  • entrare in nuovi mercati
  • rafforzare competenze critiche
  • trasformare modelli operativi e organizzativi
Grafico a barre verticali intitolato: “Percentuale delle acquisizioni di valore superiore al 10% degli asset che le aziende HI prevedono di effettuare nei prossimi tre anni”. Il grafico confronta tre aree geografiche: Global (HI), Western Europe (HI) e Italia (HI), suddividendo le risposte in tre categorie: nessuna acquisizione (“0”), da 1 a 4 acquisizioni, e più di 4 acquisizioni.  Categoria “0” acquisizioni previste:  Global (HI): 36% Western Europe (HI): 31% Italia (HI): 27% Categoria “Da 1 a 4” acquisizioni previste:  Global (HI): 45% Western Europe (HI): 44% Italia (HI): 43% Categoria “Più di 4” acquisizioni previste:  Global (HI): 3% Western Europe (HI): 5% Italia (HI): 7% Il gruppo più numeroso in tutte le aree è quello che prevede da 1 a 4 acquisizioni. L’Italia mostra la quota più bassa di aziende che non prevedono acquisizioni e la quota più alta di aziende che prevedono più di 4 acquisizioni.  Nota a piè di pagina: dalla rappresentazione grafica sono stati esclusi i rispondenti che hanno selezionato “Non saprei”.

Priorità 6: Investire in una visione di lungo periodo per prepararsi alle disruption​

Nonostante la complessità del contesto, una delle principali criticità riguarda la limitata attenzione al lungo termine. I CEO HI dedicano ancora gran parte del tempo a decisioni operative e di breve periodo, mentre la capacità di anticipare le disruption resta contenuta.

Solo una minoranza dei leader italiani ritiene infatti di essere realmente in grado di prevedere e guidare i cambiamenti futuri.

Testo alternativo (Alt Text):  Grafico a colonne sovrapposte intitolato: “Porzione di tempo della propria agenda che i CEO dedicano ai seguenti orizzonti temporali”. Il grafico confronta Global (HI), Western Europe (HI) e Italia (HI), suddividendo il tempo dedicato in tre orizzonti: meno di un anno, da un anno a meno di cinque anni, e cinque anni o più.  Global (HI):  Meno di un anno: 50% Da un anno a meno di cinque anni: 35% Cinque anni o più: 15% Western Europe (HI):  Meno di un anno: 53% Da un anno a meno di cinque anni: 34% Cinque anni o più: 13% Italia (HI):  Meno di un anno: 55% Da un anno a meno di cinque anni: 36% Cinque anni o più: 9%

Per affrontare le trasformazioni in atto, demografiche, tecnologiche e sociali, diventa quindi essenziale rafforzare una visione strategica di lungo periodo, capace di ridefinire modelli di business, servizi e posizionamento competitivo.

“La portata, la velocità e la potenza dei trend in atto (demografici, tecnologici, di innovazione, di ruolo e aspettative degli utenti, etc.) stanno trasformando ogni settore, ma assumono un'importanza particolare in quello della salute e pongono una serie di sfide significative ai leader del settore sanitario. Questi devono andare oltre i cambiamenti incrementali e non limitarsi ad aggiungere nuove tecnologie ai modelli preesistenti, ma devono abbracciare un approccio alla trasformazione che ripensi i modelli di business, il posizionamento delle loro aziende rispetto alle esigenze di salute delle persone, il tipo di servizi da offrire, quali tecnologie adottare.”

Andrea Fortuna | Health Industries Leader, PwC Italia

Verso un nuovo paradigma del settore salute

Il settore Health Industries si trova oggi di fronte a una trasformazione profonda, che richiede alle organizzazioni di superare logiche incrementali e abbracciare un approccio più ampio e strutturale al cambiamento.

Le aziende che sapranno integrare tecnologia, competenze e visione strategica saranno quelle in grado di trasformare l’incertezza in opportunità, guidando l’evoluzione del settore e creando valore nel tempo.


Scopri i risultati della survey

29a CEO Survey Health Industries Italia

(PDF of 1.12MB)

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